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Secondo te chi è l'alleato naturale del PD alle prossime elezioni?

Renziani, 5 stelle, leghisti e altre amenità contemporanee

Nell'ultimo post, preelettorale, preso da follia divinatoria, come un fottuto oracolo di delfi qualsiasi, avevo profetizzato il tramonto del "centrosinistra", ormai trasformatosi in segno grafico senza significato. Oggi sono tra coloro che, pur avendo creduto in una miracolosa rinascita, credono fermamente che non tornerà più dalla morte. Perché né il ridicolo Calenda, né lo scafato  Zingaretti possono rappresentare il benché minimo argine ad una rivoluzione di paradigma come quella iniziata con le politiche e terminata nelle ultime amministrative. Si badi bene, non credo che il cambio di paradigma dal centrsinistra di matrice post-prodiana, fatto di un universo segnico e simbolico preciso (Dossetti, La Pira, Berlinguer, Moro, la resistenza,  il post-PCI, Ivano Fossati, un'industria culturale amica, gli editoriali di Repubblica, l'aristocrazia intellettuale, Nanni Moretti, i film neorelisti, le sfuriate televisive di Cacciari, i comici, i Benigni, un certo francescanismo ideologico giovanile, l'amaca di Serra, le postavanguardie da Dams di Bologna, Guccini e De Andrè, l'antiberlusconismo militante, i libri di Pennac e il Barnum di Baricco, per citarne alcuni), sia necessariamente un male o un bene, è un fatto, nudo e crudo. Punto.  In questo limaccioso fiume eracliteo che si chiama storia è avvenuta una transizione rilevantissima. 
Si è innestata una generazione diversa, con nuovo universo segnico, nuovi riferimenti culturali, da Scanzi  a non so quale altro oggetto, maschera o feticcio produttore di senso. Così come questi segni hanno tutti insieme dato vita (perdonatemi eil termine logoro ma necessario), ad nuova  grande narrazione accattivante, fatta di una nuova classe sacerdotale.  
Per carità, non nego il fatto che il fenomeno migratorio sia una questione importante, peraltro frutto di politiche sbagliate di integrazione e di assistenzialismo compassionevole e prezzolato, ma i fatti non servono a capire, anzi non contano una beata mazza
Il suddetto pantheon simbolico su cui poggiavano stancamente mediocri lider della sinistra romana, ( si ricordi i rutelliani, i d'alemiani, i veltroniani, i franceschiniani) è crollato per consunzione, per Usura (per citare Ezra Pound), o per - se si preferisce - fine di un ciclo biologico.
Le statue si sono svuotate ed hanno ceduto, implodendo come in un horror di sci-fi anni ottanta. 
Renzi ha cercato di tenerlo disperatamente in vita, proponendo un monstrum fatto di salsa pop anni 80  e forfora democristiana, ma era una copia ancor più vuota e decadente dell'originale. 
I nuovi votanti, invece,  non è che non sanno nulla dell'universo segnico precedente: loro  "sanno",  ma non "provano" più nulla. E' dunque il sentimento collettivo la chiave per capire la transizione. 
Se nelle calde e assolate estati di fine anni 90 ci si commuoveva a leggere su un articolo di Repubblica le storie dei migranti, ci emozionava il teatro civile di Paolini o si rideva dell'arguzia di Benigni,  e si credeva che essere europei significasse una continua e felice ibridazione di lingue e culture, oggi si deve prendere coscienza che il sentimento popolare va da un'altra parte. L'Europa è una minaccia, Benigni un venduto, i migranti stanno mettendo a rischio la nostra identità culturale.
In questo spostamento dell'umano sentire stiamo oggi. In uno dei tanti infiniti spostamenti della storia dell'universo. 
A me fa un po' schifo, perché intriso di paura e rassegnazione. Ma è uno scenario che mi si rivela nell'oggi ed io ci sono dentro, fino alla gola. Un giorno passerà, come le navi e i barconi,  e io personalmente mi sentirò un po' meglio. 

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